La folle traversata della Val Grande


Nel cuore della Val Grande

Per questa avventura ci vuole un po’ di follia.

La traversata della Val Grande, diciamolo subito, non è un trekking alla portata di tutti, e non mi riferisco ai dislivelli o ai tratti più esposti e difficili del sentiero, mi riferisco al senso di assoluto abbandono che si prova spingendosi fin nel cuore di questo parco naturale, dove il territorio è definito santuario naturalistico e ci si muove su terreni impervi e itinerari poco segnalati.

Quali sono gli aspetti positivi? La reale sensazione di spingersi in un mondo che non esiste più, nel quale si cammina non solo per raggiungere un luogo, ma per compiere una piccola impresa, camminare con la sensazione che si deve raggiungere il luogo in cui ripararsi per la notte crea un atmosfera del tutto unica, per di più l’itinerario si snoda attraverso bivacchi non gestiti, e questo ci cala ulteriormente in un mondo dimenticato, dritti nel santa santorum della natura selvaggia dove accade spesso di camminare per giorni senza incontrare nessuno.

Detto questo, ecco i principali consigli che mi sento di darvi: il primo, il più banale, non andate da soli, il trekking vi impegnerà per ben 6/7 giorni di cammino, procedere in solitaria, anche se ne riconosco il fascino, è una pessima idea.

Occhio al cibo! I bivacchi in cui dormirete non sono gestiti, quindi nessuno vi preparerà polenta e camoscio! Spesso si trovano cibi in scatola ancora buoni lasciati da precedenti visite, ma bisogna attrezzarsi al peggio quindi pianificare scorte alimentari per 6 giorni, vi consiglio di limitare i cibi in scatola che pesano molto e di favorire minestre in busta, e barrette alimentari sia a base di proteine che di carboidrati, per completare l’opera è bene munirsi anche di un bel fornellino da campeggio con relativa bombola del gas. Alla fine vi assicuro che nello zaino avrete più viveri che indumenti!

L’acqua è più facile da reperire durante il percorso, ma ricordatevi di riempire bottiglie e borracce ad ogni occasione!

Studiate molto bene l’itinerario, munitevi di una adeguata cartina topografica (fino a qualche tempo fa quelle stampante in svizzera erano le migliori) e se lo avete anche di un GPS e di un carica batterie solare!

Il trekking si snoda idealmente da Sud a Nord partendo dal rifugio Fantoli, raggiungibile in auto e termina al rifugio Nigritella, non si tratta di un anello quindi non si torna al punto di partenza, perciò serve un passaggio in auto al ritorno o l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Il periodo migliore è la tarda primavera, dalla fine di aprile a metà giugno, accertatevi però sulla presenza di neve residua dell’inverno, se è stato molto nevoso e la primavera troppo fredda, è meglio rimandare di qualche settimana. Anche i mesi estivi vanno benissimo ma onestamente l’aumento del numero degli escursionisti toglie un po’ di magia all’impresa! Ma qui si entra in una sfera personale e un po’ ideologica, quindi lascio a voi la decisione!

Nei sei giorni di cammino si incontrano tutti gli aspetti più interessanti ed affascinanti della Val Grande, i pendii ripidi e boscosi che conservano ancora le tracce del suo passato di sito minerario, i fondovalle stretti bagnati dal selvaggio Rio Grande, i piccoli alpeggi e le sparute radure, le cime panoramiche e le creste erbose!

Ovviamente, il livello di allenamento fisico richiesto è alto!

Descrizione del Trekking

Si parte dal Rifugio Fantoli che si raggiunge comodamente in automobile salendo da Bieno, personalmente consiglio di raggiungere il rifugio nel pomeriggio, dormire e affrontare l’inizio del trekking la mattina successiva freschi e riposati!

GIORNO 1 - Dal Fantoli si segue il “sentiero natura L’uomo-Albero” che ci conduce rapidamente sulla cima del monte Faiè (1332 mslm) si ridescende il monte per la cresta Ovest in direzione dell’Alpe Pianezza, la si supera fino a giungere alla Colma di Vercio (1244 mslm). Alla Colma si abbandona il sentiero natura dell’uomo-albero che ridiscende lungo la parte settentrionale del monte Faiè, mentre noi scendiamo inoltrandoci nel bosco verso il Bivacco di Orfalecchio. Il sentiero scende ripido, alcuni tratti sono attrezzati con catene e corde per facilitare il transito, prestiamo attenzione a non perdere la traccia perché qui la vegetazione è fitta e rigogliosa, teniamo come riferimento l’alpe di Corte buè che deve sempre restare alla nostra destra ma da cui non si transita! Si continua a scendere fino ad incontrare il Rio Val Grande, da qui ci sono circa 780 metri di distanza fino al bivacco, ricordatevi che non bisogna attraversare il fiume per raggiungere il bivacco!

GIORNO 2 - Da Orfalecchio di prosegue mantenendo il fiume alla propria destra fino al guado in prossimità della formazione rocciosa conosciuta come l’arca, passata l’arca si segue il corso del fiume (ora alla nostra sinistra) fino al successivo attraversamento, ormai vicini al bivacco La Piana (972 mslm).

GIORNO 3 - Dal La Piana si sale in direzione Nord Est verso l’alpe Portaiola, e si sale bene! Il dislivello è la pendenza si fanno sentire. L’alpe Portaila si trova a 1282 mslm, la si attraversa e si sale ancora verso l’alpe Boschelli (1422 mslm), un ultimo sforzo e si raggiunge l’alpe La Balma (1556 mslm) dove finisce il bosco e si aprono i panorami!

Poco dopo la l’Alpe La Balma c’è un bivio, un sentiero sale dritto e ripido verso il Bivacco Scaredi, a cui si giungerebbe in teoria il giorno successivo, se si decide di accorciare il trekking di un giorno questo è il momento di farlo, dal bivio allo Scaredi ci sono ancora 250 mdd circa, ma si accorcia di un giorno! Se invece si mantiene il progetto originale, si ignora il bivio e si prosegue verso Nord Ovest risaldo qualche roccetta fino al bivacco Alpe Straolgio (1796 msm).

GIORNO 4 - Dallo Straolgio parte un trittico panoramico davvero notevole, si risale ripidamente, ma piuttosto brevemente il versante Sud Est del Pizzo dei Diosi fino alla cima (2131 mslm) e da qui parte un bellissimo itinerario di cresta che collega in successione il Pizzo Stagno (2144 mslm) e il Cimone di Straolgio (2111 mslm) dal cui versante Sud Est si ridiscende verso il Bivacco Scaredi (1841 mslm).

GIORNO 5 - Dallo Scaredi si riparte salendo verso Sud in direzione della Cima Lurasca, se la stanchezza comincia a farsi sentire, a quota 2025 circa, è possibile deviare a sinistra andando dritti verso la Bocchetta di Cortechiuso (2058 mslm) e da li proseguire verso il Bivacco Alpe Cortechiuso (1887 mslm). Altrimenti si sale con itinerario ad anello fino alla Lurasca, e si riprende il sentiero verso Cortechiuso durante la discesa.

GIORNO 6 - Dal cortechiuso inizia l’ultimo giorno di trekking, attenzione perché si tratta di una tappa piuttosto lunga che segue il filo di cresta che non sale alla Cima Fornaletti, ma tira dritto al passo Forculla (1695 mslm) da qui, è possibile prendere il sentiero che scende dritto a fondo valle e raggiungere il rifugio Nigritella, però ci troveremmo ad affrontare un’ennesima salita proprio alla fine del lungo itinerario di fondovalle e potrebbe essere davvero faticoso! Vale la pena stringere i denti e affrontare l’utima salita in direzione della Testa del Mater (1818 mslm) e da qui brevemente, in discesa si raggiunge il rifugio Nigritella (1467 mslm).

GIORNO 7 - Dal Nigritella si scende lungo la mulattiera fino alla stradina di servizio asfaltata che porta a Malesco.



Il Percorso

Distanza Totale: 40,5 KM

Dislivello totale in salita: 3823 mt.

Pendenza media: 15,8%

Classificazione difficoltà: EE



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Traccia GPS
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Le Tappe

Giorno 1 Giorno 2 Giorno 3 Giorno 4 Giorno 5 Giorno 6 Giorno 7

Distanza: 7,66 km

Dislivello: 638 mt

Pendenza: 14,6%

Distanza: 6,56 km

Dislivello: 862 mt

Pendenza: 17,6%

Distanza: 5,98 km

Dislivello: 990 mt

Pendenza: 18,1%

Distanza: 4,14 km

Dislivello: 499 mt

Pendenza: 20,9%

Distanza: 4,23 km

Dislivello: 426 mt

Pendenza: 18,6%

Distanza: 5,4 km

Dislivello: 286 mt

Pendenza: 13,3%

Distanza: 6,33 km

Dislivello: 122 mt

Pendenza: 6,4%